Blockchain e crisi. Come l’uso corretto della tecnologia e un nuovo umanesimo possono salvarci e migliorarci la vita.

2 Aprile 2020 • Articolo di Michele Cignarale

Stiamo attraversando un momento di profonda crisi caratterizzata dal disagio. Il disagio, secondo il dizionario è definito come una situazione sgradevole per motivi morali, economici, di salute e rappresenta a mio avviso la condizione necessaria per il miglioramento.

Per anni ci siamo interrogati sul concetto di resilienza, inteso come quella proprietà che hanno i materiali e che si è immaginato debbano avere le comunità di organizzarsi per resistere e ritornare alla condizione precedente allo stato di crisi. Oggi dovremmo fare un passo avanti ed interrogarci sui metodi, i processi, le tecnologie e gli approcci che consentano alle comunità di imparare dagli errori e dalle condizioni date per disegnare una realtà diversa, migliore e non uguale alla precedente. Questo concetto si chiama anti-fragilità.

Da qualche anno stiamo studiando (farlo da soli non avrebbe senso), come poter innescare processi virtuosi che siano in grado di garantire questa “evoluzione”, da vari punti di vista.

La riflessione sul cambiamento mi porta alla mente un evento di particolare disagio, che mietette vittime come e forse più del covid-19. Era il 2008 e quello che si stava facendo largo era non solo una recessione, ma una vera e propria depressione globale. Un “cigno nero” causato dalla crisi dei mutui subprime e seguita al crollo della Lehman Brothers. Da quelle ceneri nacquero alcune interpretazioni del sistema di relazioni umane che vanno al di là della mera sfera tecnologica. Nel 2008 vide la luce l’applicazione più compiuta di quel cambio di paradigma conosciuto oggi con il nome di blockchain. Prima dell’avvento della blockchain, in relazione ai sistemi che già consentivano lo scambio di transazioni e informazioni, era prevalente il concetto di logica centralizzata, nella quale tutto faceva riferimento ed era gestito da una singola unità o autorità, della quale i soggetti avevano fiducia, rendendo ogni relazione “uno a molti”, con tutte le conseguenze che potete immaginare dal punto di vista della funzionalità, della certezza, della velocità e della garanzia di non modificabilità e contraffazione dei dati. Con il concetto di decentralized ledger (registo e informazioni distribuite) si assiste a un fenomeno di decentralizzazione dell’informazione: essa non è più custodita da un’unica unità centrale, ma si sposta nelle periferie, che assumono sempre più rilevanza nella transazione.

Adesso immaginate gli scenari attuali in cui vengono distribuiti aiuti fisici ed immateriali (mascherine, buoni spesa ecc.), informazioni utili a osservare e interpretare la catena dei contagi, news diffuse da fonti poco affidabili, dati e esperienze sulla ricerca. Moltiplicate questo scenario a livello platenario e provate a definire lo scenario caratterizzato dalla condivisione trasparente delle informazioni e quindi dalla costruzione di una rete completamente basata sulla fiducia. Comprenderete che moltissime delle categorie di rischio verrebbero isolate in maniera importante e che la procurata efficienza al sistema porterebbe ad una condizione di “antifragilità”. Questa nuova idea di organizzazione delle informazioni (che non più solo un’idea ma ha anche un nome e una sperimentazione affidabile), pur consistendo in un registro accessibile al pubblico, utilizza chiavi crittografate che consentono di verificare e inviare i dati al proprio interno, garantendo che le informazioni giungano corrette dalla fonte ai destinatari senza che vi sia il rischio di intercettazione e manipolazione durante il procedimento di trasmissione.

Per fare un altro riferimento alla condizione di attuale incertezza,immaginate la Pubblica Amministrazione e il ramo della distribuzione degli aiuti pubblici e del welfare, quanto potrebbe essere semplificato, garantendo cosi una governance migliore e trasparente (state immaginando come saranno distribuiti gli aiuti alle famiglie e quali siano i rischi di contraffazione e di infiltrazione della malavita nell’attuale “sistema centralizzato”?).

In definitiva, così come avviene in tutti i settori (e non mi dilungo sulla questione scuola, ricerca e didattica in generale), i dati in nostro possesso, finalizzati alla interpretazione circostanziata delle vicende sociali, sono moltissimi, come innumerevoli sono gli strumenti ed i metodi per poterli processare in maniera concreta e certa. Quello di cui c’è bisogno è un passo in avanti, in direzione di un cambio di paradigma necessario se vogliamo aver imparato qualcosa da questo difficile momento. È il tempo dell’antifragilità, di un nuovo umanesimo digitale, è il tempo di migliorare la vita delle persone ripartendo dalla loro essenza più profonda e dalla fiducia nell’agire collettivo.

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Progetto TBoxChain: Sviluppo e commercializzazione di un sistema hardware/software che consenta il rilascio di un token crittografico connesso ad una localizzazione geografica specifica da utilizzarsi in ambito turistico e culturale Sostegno finanziario ricevuto dall’Unione Europea: € 227.873,60 di cui € 113.936,80 a titolo di contributo a fondo perduto ed € 113.936,80 a titolo di finanziamento agevolato.